La possibilità di allestire farmaci riveste una particolare importanza in campo ginecologico per tutte quelle patologie comuni e non comuni che sono prive di terapie specifiche o per le quali i farmaci in commercio non sono adatti. Le più frequenti sono le seguenti:
Irregolarità del ciclo mestruale come:
- Amenorrea: assenza delle mestruazioni (primaria o secondaria);
- Polimenorrea (Menorragia): intervallo tra mestruazioni inferiore all’intervallo di normalità (tra i 25 e i 36 giorni)
- Oligomenorrea: intervallo tra mestruazioni maggiore rispetto all’intervallo di normalità.
Atrofia vulvo-vaginale: è un disturbo molto diffuso nelle donne in menopausa (a causa dell’interruzione dello stimolo ormonale proveniente dalle ovaie), o sottoposte a chemioterapia, e comporta un assottigliamento dei tessuti genitali e delle mucose vaginali. Si manifesta con bruciore (che, nonostante sia fastidioso, non compromette la qualità di vita), secrezione vaginale dal cattivo odore persistente, sindrome dell’atrofia uro-genitale, secchezza vaginale. L’atrofia vulvovaginale altera profondamente la flora batterica vaginale con conseguenti frequenti fenomeni infiammatori. La terapia consiste in cure locali (gel lipidici contenenti vitamina E; acido ialuronico; estratti di elicriso) e cure ormonali. Queste ultime, oltre che in pastiglie e cerotti normalmente in commercio, si può effettuare anche localmente attraverso l’assunzione di ovuli e creme preparate dal Farmacista Galenista.
Vaginismo: disturbo sessuale che si manifesta sia a livello fisico-psicosomatico, sia a livello psicologico ed emotivo. Sul versante corporeo il disturbo consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della vulva, dell’orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione necessaria al coito e spesso anche durante l’esame ginecologico. Sul versante psicologico si riscontra un vissuto fobico e di evitamento nei confronti dell’atto penetrativo. L’uso di farmaci antidepressivi e ansiolitici, come la paroxetina, e di benzodiazepine a basse dosi, aiutano a ridurre l’ansia e possono essere somministrati anche localmente come creme ed ovuli. Si possono utilizzare anche farmaci miorilassanti che hanno lo scopo di ridurre la contrazione muscolare. Infine, può essere impiegata anche la tossina botulinica. Questa terapia è ancora in fase di studio ed è indicata solo in casi specifici, ovvero quando attraverso una elettromiografia ad ago documenta la presenza di iperattività e contrazioni paradosse dei muscoli vaginali.
Vaginiti: infezioni vaginali acute, causate da microrganismi come miceti, batteri, protozoi. L’infezione vaginale da lievito, conosciuta anche come candidosi vulvovaginale e mughetto vaginale, è causata da una crescita eccessiva di lievito nella vagina che provoca irritazione. Il sintomo più comune è il prurito vaginale che potrebbe diventare grave. Si cura con farmaci specifici a seconda del microorganismo coinvolto. Localmente si possono usare creme contenenti olio di Iperico, Calendula e Amamelide
Vaginosi: infezione della vagina di origine batterica; è la causa più comune dei disturbi vaginali delle donne in età fertile. Viene spesso percepita come una patologia banale ed è spesso mal curata con trattamenti non efficaci. Le terapie sono le stesse delle vaginiti.
Dismenorrea: dolori pelvici associati al ciclo mestruale.
Endometriosi: patologia caratterizzata da presenza di tessuto tipico della mucosa endouterina in sedi atipiche. Uno studio del 2018, condotto su 2.409 persone, esamina l’efficacia del cannabidiolo (CBD) nel trattamento dell’endometriosi. La riduzione del dolore è stata identificata come la ragione più comunemente riportata per l’uso di prodotti a base di CBD. L’analisi dei dati ha rivelato che il CBD può offrire un beneficio significativo nel controllo del dolore associato all’endometriosi. Il Farmacista Galenista è l’unico professionista abilitato all’allestimento di medicinali a base dei CBD.
Sindrome dell’ovaio policistico: patologia ginecologica caratterizzata da irregolarità mestruale e alterazioni ormonali (in particolare iperandrogenismo), con quadro ecografico peculiare. Le terapie possono essere supportate dall’inositolo (vitamina B7); dagli Omega 3; dal Cromo, Magnesio, Vitamina D3 e Folati; dall’NAC ed in fine, dall’estratto di Agnocasto. Tutti allestibili nel laboratorio galenico.
Vulvodinia: disturbo vulvare della durata di almeno 3 mesi, descritto dalle donne che ne soffrono come bruciore, dolore o dispareunia, in assenza di alterazioni obiettive visibili di rilievo o di disturbi neurologici clinicamente identificabili. Le terapie farmacologiche per la vulvodinia comprendono l’utilizzo di anestetici locali, di antidepressivi triciclici, come la amitriptilina, da utilizzare a livello locale e che permettono un’azione specifica di modulazione della sensazione dolorosa. Recentemente, gli ovuli di diazepam sono emersi come soluzione promettente per la gestione della vulvodinia. Il diazepam è un farmaco che appartiene alla classe delle benzodiazepine largamente usato come ansiolitico. Una delle novità più promettenti è un preparato a base di spermidina, una molecola che ha dimostrato di ridurre il dolore vulvare del 76% e il fastidio durante i rapporti sessuali del 50%. Si tratta del primo prodotto specifico per la vulvodinia.
Tumori maligni dell’ovaio, dell’utero, della cervice e delle tube.
Menopausa: non è ovviamente una malattia, ma ciò non toglie che possa e debba essere trattata con farmaci che nel allevino la sintomatologia. Le terapie farmacologiche che vengono prescritte durante la menopausa sono sempre sia estrogeniche che progestiniche, tranne il caso delle donne che hanno subito l’asportazione dell’utero, che devono assumere solo la componente estrogenica. Il trattamento più prescritto in menopausa è rappresentato dalla Terapia Ormonale Sostitutiva (HRT, TOS in italiano). La HRT prevede la somministrazione di ormoni non identici a quelli del corpo umano ed è caratterizzata da un dosaggio poco modulabile. Di più recente introduzione è la Terapia Ormonale Bioidentica (BHRT), personalizzabile sulla base delle caratteristiche della donna. Si tratta di una terapia più estesa, che si avvale di tutti gli estrogeni (estriolo, estrone, estradiolo) e del progesterone, riproduce la farmacocinetica degli ormoni fisiologici e, quindi, non genera problemi di accumulo. Gli ormoni che compongono la HBRT possono essere provenienti da sintesi pura, da estrazione da tessuto animale o da tessuto vegetale e successiva semi-sintesi. La terapia sostitutiva con estrogeni e progestinici di qualunque origine non sono indicati nelle donne che hanno avuto il tumore al seno.